di Ariel Brandolini (Design Associati)
Paula Simonetti è una designer grafica e visual journalist argentina formata alla Universidad de Buenos Aires (FADU-UBA), con una doppia formazione in graphic design e giornalismo. Ha lavorato per oltre sette anni presso il quotidiano Clarín e nello studio Cases & Associats, partecipando a progetti editoriali in America Latina ed Europa e collaborando a opere di grande diffusione come l'Enciclopedia Britannica.
Dal 2009 collabora con la Repubblica, dove si occupa di infografica medico-scientifica, ambientale e di attualità, sviluppando anche contenuti animati per il web. Nel corso della sua carriera ha ricevuto riconoscimenti internazionali, tra cui premi della Society for News Design e dei Malofiej. Parallelamente all'attività professionale ha insegnato Morfología alla FADU tra il 2001 e il 2003 e continua oggi l'attività didattica in Italia come docente del workshop di infografica alla Scuola SpazioTempo, a Bari.
Ha realizzato attività di volontariato per le Nazioni Unite e per RAIIS (Red Argentina de Investigadoras e Investigadores de Salud), un collettivo scientifico multidisciplinare per la divulgazione della conoscenza scientifica strategica.
Il suo percorso si colloca in una linea specifica della cultura progettuale della FADU: quella che intreccia design, informazione e responsabilità pubblica. L'infografica diventa così uno strumento di traduzione visiva della complessità, capace di rendere accessibili contenuti scientifici e temi di interesse collettivo.
Quali aspetti della formazione ricevuta alla FADU hanno influenzato maggiormente il tuo modo di intendere il design e, in particolare, il lavoro sull'informazione visiva?
Un insieme di conoscenze hanno contribuito alla professionista che sono oggi. La formazione nell'UBA supera la mera trasmissione di nozioni: mira a sviluppare un pensiero, una riflessione critica. Le materie progettuali — design, morfologia e tipografia — ma anche le materie teoriche come Comunicazione, Estetica, Arte Islamica e Mudéjar hanno forgiato una base pratica, ma anche teorico-sociale su cui riflettere sul modo in cui comunicare, senza ingenuità.
Morfologia I e II sono state dirompenti: uno schiaffo alla banalità, alla ricerca della sperimentazione, della pazzia anche. Mi hanno aiutato a uscire dalla zona di comfort, a cercare e esplorare strade nuove, sconosciute, a volte troppo, ma necessarie per sapere come muoversi davanti a un progetto. Un percorso sicuramente stressante ma molto formativo. Un invito costante a ripensare tutto in chiave diversa.
Tipografia I, II e III sono state invece un cavo a terra. Sono le materie che mi hanno scolpito nel profondo, mi hanno fatto amare la composizione di una semplice pagina con un testo. Merito anche della Cátedra Fontana.
La Carrera de Diseño Gráfico della UBA è caratterizzata dalla centralità del progetto e del lavoro nei talleres. In che modo questa metodologia ha contribuito alla tua formazione professionale?
Lavorare gomito a gomito con altri studenti, discutere tutti insieme con il docente, mostrare il proprio lavoro davanti a tutti, esporsi ogni settimana è un'esperienza unica, insostituibile. È un percorso di crescita e non solo. Tramite il dialogo e la riflessione si sviluppa un pensiero autonomo, capace di agire in modo critico e responsabile nella società.
Hai lavorato per molti anni nel campo del design editoriale e dell'infografica, sia in Argentina che in Europa. Quali strumenti o approcci appresi alla FADU si sono rivelati più utili nel trattare contenuti complessi, come quelli scientifici o di attualità?
Per i contenuti scientifici ho spesso lavorato insieme a team di esperti: è un lavoro di squadra dove serve studiare e applicarsi. La grafica non deve essere mai l'ultimo passaggio, mai una mano di pittura a fine lavoro.
Alla FADU, già dai primi anni, si forgia un metodo progettuale. Ricordo il docente Wolkowicz di Design I: "Dovete studiare, immergervi nell'argomento". Ho imparato a faticare, ad applicarmi prima di mettermi a disegnare.
L’infografica implica una forte responsabilità nella traduzione e semplificazione dei dati. Come si costruisce un equilibrio tra chiarezza, accuratezza e qualità visiva?
Serve lavorare con cura e rispetto con i dati: conoscerli, analizzarli, a volte ridondare per essere sicuri che il lettore capisca. In primo luogo si lavora su una bozza e un'idea con una narrazione precisa: introduzione, sviluppo e conclusione. Poi si sceglie un linguaggio grafico idoneo per illustrare e visualizzare i dati, senza essere ripetitivi né monotoni; deve essere agevole alla lettura e alla comprensione.
La nostra missione è informare, arrivare ai lettori, talvolta convincerli a leggere quei dati, senza fuorviare. Serve bilanciare e tagliare con criterio, consapevolmente, non solo a seconda dello spazio disponibile. L'imparzialità non esiste. Dare più spazio a un argomento e meno a un altro è sempre una decisione non imparziale.
Hai insegnato Morfología alla FADU nei primi anni Duemila. Quali elementi della tradizione pedagogica della facoltà consideri ancora oggi fondamentali nella formazione dei designer?
Il metodo progettuale, in primo luogo, e la sperimentazione.
Applicare il metodo progettuale è qualcosa di fondamentale, insostituibile. Direi quasi primordiale. Alla base di questo metodo c'è lo studio: tuffarsi nell'argomento come punto di partenza, avere un pensiero critico e tracciare una strategia di comunicazione. Non possiamo permetterci di agire con ingenuità. Ciò che stiamo comunicando porterà conseguenze nella nostra società.
Poi, la sperimentazione: mettersi in gioco, uscire dagli schemi, dalla produzione seriale. Volare, ma tornare a terra. Enrique Longinotti diceva agli studenti: serve imparare a utilizzare gli strumenti del computer grafico in modo diverso da quello per cui sono stati creati. Dategli altre funzioni, sperimentate, forzate la mano, prendete il comando. Non dovete essere soldati costretti a riprodurre tutti allo stesso modo.
Hai anche sviluppato attività didattica in Italia. Quali differenze hai osservato tra l'insegnamento del design in Argentina e quello in Italia?
Sono momenti storici e contesti molto diversi. Alla Scuola SpazioTempo, dove di recente ho tenuto il workshop di infografica, abbiamo lavorato su un programma molto specifico, teorico-pratico. Sei lezioni con esercizi mirati e un progetto finale applicabile a un'enoteca, con un'infografica sull'elaborazione del vino bianco e rosso. Il contesto formativo in questa scuola è più focalizzato sull'ambito professionale, più pratico e meno teorico: si punta alla trasmissione di nozioni specifiche. Come docente ho cercato di trasmettere l'importanza del metodo progettuale.
Nel tuo lavoro il design è strettamente legato al giornalismo. In che modo il progetto grafico può contribuire alla qualità dell'informazione e alla comprensione dei fenomeni contemporanei?
L'infografica è un linguaggio che amplifica la comprensione dei dati se questi sono stati ben visualizzati. È molto importante però partire da informazione di qualità, da fonti accurate, e maneggiarle con rispetto, senza forzature. Un progetto grafico di successo punta a esaltare una narrazione chiara, coerente ed efficace, che sia anche attrattiva visivamente.
Hai lavorato in contesti editoriali diversi, tra Argentina e Italia. Quali differenze hai osservato nel modo di concepire il design dell'informazione in questi due contesti?
La scuola catalana ha forgiato l'infografica in America Latina all'inizio degli anni Novanta. Ha diffuso un modo di fare infografica a partire dal concetto giornalistico che si era sviluppato in Spagna dagli anni Ottanta e negli Stati Uniti dagli anni Settanta in poi.
Sostanzialmente due grandi tipologie di grafici: uno statistico essenziale (torte, tabelle, istogrammi) senza preziosismi, zero decorazioni, uno stile iper-codificato nei manuali di stile (di cui spesso mi occupavo io). Guai a inserire una vignetta decorativa! Poi il "graficone" spettacolare, perfettamente narrato in tutte le sue parti, super coerente sia nei contenuti che nel linguaggio. Ore a discutere se la mappa stava meglio a destra o a sinistra, se fare le illustrazioni a mano o al computer. Della ricerca giornalistica si occupava chi di dovere, ma anche l'infografico, che spesso andava in giro a raccogliere informazioni. Vere opere d'arte! La grande differenza era anche il lavoro di squadra: un grafico veniva affrontato in due, tre, a volte quattro persone — soprattutto nelle breaking news.
In Italia, almeno a Repubblica dal 2006, la realtà è stata molto diversa, variabile a seconda di con chi si lavorava. Spesso più mediata, con decisioni dettate.
Negli ultimi anni l'informazione si è spostata sempre più verso piattaforme digitali e formati interattivi. Come è cambiato il ruolo del designer nel campo dell'infografica?
La visualizzazione dei dati interattivi è una grande risorsa. Si sono sviluppate diverse piattaforme accessibili a giornalisti e grafici. Un lavoro che era esclusivo di designer e infografici si è allargato anche ad altri professionisti, che possono lavorare con i dati mantenendo uno stile codificato per il web. Spesso, però, grafici interattivi complessi possono risultare inadeguati per i lettori, sempre alla ricerca di una lettura veloce. La tendenza sta cambiando da diversi anni.
L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente nei processi di ricerca, analisi, generazione e visualizzazione dei dati. Come immagini il futuro dell’infografica in questo scenario? Quali aspetti potranno essere affidati all’AI e quali, invece, ritieni debbano rimanere necessariamente sotto il controllo critico e progettuale del designer?
Penso che l’intelligenza artificiale sia uno strumento potentissimo, soprattutto nella ricerca, nell’analisi e nell’elaborazione di grandi quantità di dati. Può aiutarci a individuare relazioni, verificare informazioni, comprendere concetti complessi e ampliare enormemente le nostre possibilità tecniche. Ma può essere anche un’arma a doppio taglio, se le affidiamo decisioni che invece devono rimanere nostre.
Nell’infografica, credo che l’AI potrà occuparsi sempre di più delle fasi operative e di supporto, velocizzando la ricerca, l’analisi dei dati e alcuni aspetti della produzione. Ma non può sostituire il lavoro strategico e progettuale del designer: decidere cosa raccontare, quali informazioni sono davvero importanti, come metterle in relazione, quale gerarchia costruire e, soprattutto, come trasformare i dati in una storia comprensibile.
Credo quindi che il nostro ruolo sarà sempre più simile a quello di un direttore d’orchestra: dobbiamo conoscere gli strumenti, sapere dove vogliamo arrivare e dare indicazioni precise. L’AI può amplificare le nostre capacità, ma la visione, il pensiero critico e le decisioni progettuali devono restare nelle mani del designer
La FADU ha formato generazioni di designer con una forte consapevolezza critica. In che modo questa dimensione culturale ha influenzato il tuo percorso professionale?
Già dai primi anni, le assemblee, la lotta per l'educazione pubblica e gratuita, gli esercizi orientati alla valorizzazione della cultura e della democrazia mi hanno incoraggiato a sviluppare un approccio critico. Questa consapevolezza mi ha sempre aiutato a interrogarmi sulle strutture di potere, sulle disuguaglianze e sulle ideologie dominanti.
Se dovessi definire la FADU con una sola immagine o idea, quale sceglieresti?
Associo la FADU all'idea di libertà. Perché è un luogo che dà la capacità di formare menti libere.
Dettaglio della vista assonometrica di una nave da crociera, con la visualizzazione degli spazi e delle funzioni di bordo, per Green&Blue di la Repubblica.
“La dieta dei giganti”. Infografica sulle dimensioni, i consumi e il funzionamento delle grandi navi da crociera per Green&Blue di la Repubblica.
“Il prezzo salato dell’energia estratta dalla roccia”. Visualizzazione del processo di estrazione mediante fracking per Green&Blue di la Repubblica.
“Come si crea una startup”. Infografica sul percorso di sviluppo di una startup, dalle prime fasi al finanziamento e alla crescita, per Green&Blue di la Repubblica.
“Venezia, se la palude cattura la CO₂”. Infografica sul ruolo delle zone umide nella cattura e nello stoccaggio dell’anidride carbonica, per Green&Blue di la Repubblica.
Infografica sull’economia circolare e il riciclo dei materiali, con dati comparativi su consumi, recupero e sostenibilità, per Green&Blue di la Repubblica.
“È tempo di cambiare aria”. Infografica sulle fonti e sugli effetti dell’inquinamento atmosferico, dalla produzione industriale alla diffusione degli inquinanti, per Green&Blue di la Repubblica.
Copertina di Green&Blue di la Repubblica.
“Mi rimetto in gioco”. Copertina di Motore, supplemento di la Repubblica, dedicata alla trasformazione della mobilità e alla transizione verso l’elettrico.
“Gli italiani e lo Stato”. Infografica sulla fiducia degli italiani nelle istituzioni, con il confronto dei dati dal 2012 al 2022, per la Repubblica.
“Azioni green, operazione fiducia”. Infografica dedicata all’economia circolare, ai comportamenti sostenibili e alla transizione ecologica, per la Repubblica.
“Mi è finito il carburante”. Infografica dedicata al burnout, alle sue cause e ai fattori di rischio in ambito professionale, per la Repubblica.
“Solleone: istruzioni per l’uso”. Infografica sugli effetti del caldo sull’organismo e sui principali rischi per la salute, per la Repubblica.
“Idea: spazziamo via le cellule invecchiate”. Infografica dedicata alla ricerca sulle cellule senescenti, al loro ruolo nell’invecchiamento e allo sviluppo di nuovi farmaci, per la Repubblica.
“Il buon dottore sarà Artificiale”. Infografica sul futuro della medicina, tra intelligenza artificiale, longevità, microbioma e ricerca biologica, per la Repubblica.
“Questo puzzle è gigantesco”. Infografica dedicata alla struttura e al funzionamento delle cellule, dal complesso del poro nucleare alle proteine e alle patologie associate, per la Repubblica.
“Ho messo la vita su un chip”. Infografica sulle nuove frontiere della biotecnologia, dai nanomateriali ai tessuti su chip e ai sistemi per il rilascio dei farmaci, per la Repubblica.
“Veicoli elettrici vs endotermici”. Infografica comparativa sul ciclo di vita, le emissioni e la sostenibilità delle diverse motorizzazioni, per Quattroruote.
“Il palazzo dell’Eliseo” e “Via dei Condotti”. Infografiche dedicate alla rappresentazione e alla lettura di spazi architettonici e urbani attraverso viste assonometriche, mappe e ricostruzioni, per Corriere della Sera.
Infografiche scientifiche dedicate alla divulgazione di temi legati ad anatomia, percezione, biologia ed evoluzione, per la rivista Atlas Visual de la Ciencia, Editorial Sol 90, Chile.
“Sentidos desarrollados”. Infografica scientifica dedicata ai sensi del cane, con approfondimenti su udito, olfatto e gusto, per Atlas Visual de la Ciencia, Editorial Sol 90, Chile.
Infografiche per la Grande Encyclopédie Illustrée, dedicate alla divulgazione di temi scientifici, storici e culturali attraverso illustrazioni, diagrammi, mappe e visualizzazioni di dati.
“Abeja”. Infografica scientifica dedicata all’anatomia, al ciclo vitale e all’organizzazione sociale delle api per la Grande Encyclopédie Illustrée.
Infografiche per la rivista argentina VIVA del giornale Clarín, dedicate a temi di cultura, società e costume attraverso differenti linguaggi di visualizzazione dell’informazione.
“Tierra adentro”. Infografica scientifica dedicata alla struttura interna della Terra, dalla crosta al nucleo, con approfondimenti sulla tettonica delle placche e sul campo magnetico terrestre, per la rivista argentina VIVA del giornale Clarín.
“El Fileteado Porteño”. Infografica dedicata alla storia, agli elementi decorativi e alla tecnica del fileteado porteño, tradizionale arte popolare di Buenos Aires, per la rivista argentina VIVA del giornale Clarín