di Ariel Brandolini (Design Associati)
Florencia Picco è una designer argentina formatasi alla FADU-UBA, che ha sviluppato una carriera internazionale nel branding e nel design televisivo. Dopo oltre dodici anni come Vice President Global Creative and Branding per network internazionali come FOX e National Geographic, ha fondato nel 2014 a Roma lo studio Flopicco, dedicato allo sviluppo di progetti di branding e identità visiva per importanti clienti come Rai, Mediaset, Sky, Disney, HBO, Netflix e Burger King.
Parallelamente all’attività professionale ha svolto per oltre quindici anni attività didattica tra Buenos Aires e Roma, insegnando design grafico, motion graphics e branding. Il suo percorso rappresenta un ponte singolare tra la cultura progettuale argentina e il contesto professionale italiano e internazionale, oltre che tra due sistemi formativi differenti come quello della FADU e quello europeo.
Quali elementi della formazione ricevuta alla FADU hanno avuto l’influenza più forte sul tuo modo di intendere il design?
Direi due cose fondamentali: il pensiero critico e l’idea che il design non è mai solo forma.
Alla FADU impari molto presto che ogni scelta visiva è una presa di posizione. Non disegni “perché è bello”, ma perché significa qualcosa.
E poi il progetto come processo. Non esiste il risultato finale senza tutto quello che succede prima: dubbi, errori, revisioni. È lì che si forma davvero uno sguardo.
In che modo la metodologia dei talleres ha contribuito alla tua formazione professionale?
I talleres sono una palestra incredibile. Ti insegnano a esporre, difendere, mettere in discussione e rifare.
È un sistema molto esigente ma molto onesto: le idee devono stare in piedi da sole.
E soprattutto ti abitua a lavorare con lo sguardo degli altri addosso, cosa che nel mondo reale è esattamente quello che succede ogni giorno.
La FADU è un'università di massa. Le classi sono enormi: cento persone, trenta per docente, poco spazio, poco tempo.
Devi farti vedere. Devi partecipare. Devi trovare il modo di emergere.
Questo ti allena a qualcosa di molto reale: nessuno ti regala attenzione. Devi conquistarla con le idee.
E questo crea una tensione sana verso l’eccellenza.
Quali strumenti o metodi appresi alla FADU si sono rivelati più utili in un contesto globale?
La capacità di adattarti e di costruire senso in contesti diversi.
Alla FADU non ti insegnano uno stile, ti insegnano a pensare. E questo, in un contesto globale, è tutto.
Quando lavori per brand come FOX, Rai, Disney o National Geographic, cambi continuamente linguaggio, pubblico, scala. Se hai un metodo solido, riesci a orientarti in questa complessità.
Alla FADU impari a pensare prima di eseguire.
E questo, quando lavori in contesti globali e complessi, fa tutta la differenza.
In che modo la cultura visiva argentina continua a influenzare il tuo lavoro?
Tantissimo. Forse più di quanto mi renda conto.
Ci sono una libertà e un’intensità nel modo argentino di fare design che mi porto sempre dietro.
Una certa audacia, ma anche una forte connessione con il contenuto, con la realtà.
E poi una cosa molto argentina: arrangiarsi, risolvere, trovare soluzioni anche quando non hai tutto perfetto. Quello, nel lavoro, è fondamentale.
C’è una tensione costante tra intuizione e contenuto.
E una capacità di risolvere, di adattarsi, di trovare soluzioni anche in condizioni non ideali.
Questa combinazione di intensità e pragmatismo è qualcosa che porto in ogni progetto.
Che tipo di energia creativa genera un ambiente come la FADU?
È caotica, intensa, a volte anche un po’ brutale… ma incredibilmente viva.
Sei esposto a mille punti di vista diversi, e questo ti obbliga a posizionarti.
Non puoi essere neutro alla FADU. Devi scegliere, prendere posizione, trovare la tua voce.
E questo genera un’energia molto potente.
Si sente anche un’energia collettiva molto forte.
Alla FADU convivono tutte le discipline del design. Lavori con persone che studiano design industriale, design dell’immagine e del suono, architettura.
Questo ti abitua a pensare in modo sistemico, a capire che il design non è mai isolato.
E soprattutto ti insegna a lavorare in gruppo, ma senza perdere la tua voce.
Quali aspetti dell’esperienza come docente porti ancora oggi nel tuo lavoro?
Insegnare ti obbliga a rendere esplicito quello che fai in modo intuitivo.
Ancora oggi, quando lavoro con il mio team, mi ritrovo a spiegare, a strutturare, a dare strumenti, non solo brief.
E credo molto in questo: non solo fare design, ma costruire cultura del design.
L’esperienza didattica mi ha insegnato a costruire un dialogo.
Non solo con il team, ma anche con i clienti.
Il brief non è qualcosa che ricevi: è qualcosa che costruisci insieme.
Le revisioni, il feedback, le decisioni… sono conversazioni.
E avere un approccio “da docente” ti aiuta a fare chiarezza, a far emergere i problemi giusti, non solo a risolverli visivamente.
Differenze tra insegnamento del design in Argentina e in Italia?
In Argentina c’è più “urgenza”. È molto più diretto, più esposto, più crudo.
C’è più pressione, più esposizione, più intensità.
In Italia invece c’è spesso una maggiore attenzione alla forma, alla rifinitura, al dettaglio, che è bellissimo e importantissimo.
Ma a volte manca una base più teorica: filosofia, comunicazione, analisi letteraria.
Per me sono fondamentali, perché ti permettono di capire il design come strumento culturale, non solo estetico.
Per me il punto interessante è l’incontro tra queste due cose: intensità e precisione.
Come è cambiato il modo di progettare un’identità visiva?
Quando studiavo, l’identità era molto più statica. Oggi è un sistema vivo.
Progetti per ambienti che cambiano continuamente: piattaforme, formati, motion, interazione.
Quindi il focus non è più solo “il logo”, ma il comportamento del brand.
Prima progettavi elementi. Oggi progetti sistemi.
Un’identità non è più qualcosa di fisso, ma qualcosa che si comporta, che si muove, che si adatta. Il branding oggi è comportamento, non solo immagine.
Questo richiede un pensiero molto più strategico e molto più aperto. È molto più complesso, ma anche molto più interessante.
Qual è il contributo della FADU oggi alla cultura del design contemporaneo?
La FADU continua a formare designer capaci di pensare, non semplici esecutori, ma professionisti che sanno leggere il contesto, fare domande e costruire senso.
In un momento in cui tutto è velocissimo e spesso superficiale, questa capacità di andare in profondità è un valore enorme.
Credo che il suo contributo sia proprio questo: mantenere viva una cultura progettuale forte e la capacità di formare designer con uno sguardo.
Se dovessi definire la FADU con una parola?
Direi: carattere.
Perché più che insegnarti un mestiere, ti forma uno sguardo.
E quello, poi, te lo porti dietro ovunque.
Direi anche: identità.
Perché non ti insegna solo a fare design.
Ti costringe a capire chi sei, cosa pensi, e che posizione vuoi prendere nel mondo.
National Geographic LATAM - Brand Expansion. Progetto di espansione dell’identità visiva di National Geographic per il mercato latinoamericano.
RaiPlay – Brand System. Progetto di sviluppo del sistema di identità visiva per RaiPlay, la piattaforma streaming della Rai.
Plenitude - Brand Architecture. Progetto di architettura di marca e sviluppo dell’identità visiva per Plenitude, società del gruppo Eni dedicata all’energia.
DMAX - Social & Digital Packaging. Progetto di comunicazione visiva e sviluppo di contenuti grafici per i canali social e digitali di DMAX.
Rai 2 – Tokyo 2020. Progetto di identità visiva per la copertura televisiva dei Giochi Olimpici di Tokyo 2020 su Rai 2.
Disney Channel EMEA - Rebranding 2022. Progetto di rinnovamento dell’identità visiva di Disney Channel per i mercati di Europa, Medio Oriente e Africa.
Eurovision Song Contest - Turin 2022. Progetto di comunicazione visiva per la sponsorizzazione di Moroccanoil all’Eurovision Song Contest 2022 di Torino.
HBO Max - Stickers. Progetto di illustrazione e sviluppo di sticker digitali dedicati ai contenuti e ai programmi della piattaforma streaming HBO Max.
Sky - 20 anni. Progetto di identità visiva celebrativa per il ventesimo anniversario di Sky Italia.
Enilive - Brand System. Progetto di sviluppo del sistema di identità visiva per Enilive, società del gruppo Eni dedicata alla mobilità e ai servizi energetici.
Burger King - Travis & Jason Kelce Gift Box. Progetto di packaging personalizzato per Burger King, dedicato ai giocatori di football americano Travis e Jason Kelce.
Paris 2024 Olympics Countdown. Progetto di comunicazione visiva e animazione per il conto alla rovescia dei Giochi Olimpici di Parigi 2024, destinato alla piattaforma streaming discovery+.
Festival di Sanremo 2024. Progetto di identità visiva per la 74ª edizione del Festival della Canzone Italiana, trasmesso dalla Rai.
Mediaset - Upfront 2025. Progetto di identità visiva e motion graphics per la presentazione dei palinsesti e delle novità della programmazione Mediaset 2025.